Spregevoli brossure – Editori, santi e dannati

libracciScriveva Diderot in una lettera: «La gran parte dei librai non ha un soldo, e a loro occorre qualche brossura spregevole, che dia presto denaro e pane […]». Sostituite la parola “libraio” con “editore” ed eccoci piombati ai giorni nostri, con gli scaffali delle librerie che, tra New Adult e letteratura andata a male, riversano sull’incauto lettore cinquanta sfumature di spregevoli brossure.

La bellezza, come si racconta, è negli occhi di chi guarda; in questo caso la colpa è negli occhi di chi legge, e non solo degli editori. Ricordiamoci sempre che un editore non è un santo. La sua sopravvivenza e quella della sua azienda dipendono dalla vendita dei libri, non dall’intervento dello Spirito Santo. Per cui, se non ci fosse mercato per questo tipo di libracci, gli editori non li pubblicherebbero e saremmo tutti più acculturati e forse più felici. Perché il problema non è solo il loro contenuto, vuoto e ripetitivo, ma è anche lo stile con cui viene proposto, talmente basico che una pubblicità qualsiasi lo batte in raffinatezza linguistica e inventiva.

Quindi, signore (molte) e signori (qualcuno), invece di incimurrire il vostro cervello in spregevoli brossure, alzatevi dal letto – unico luogo deputato per questo tipo di letture – infilatevi le scarpe e andatevi a fare una bella passeggiata. E se proprio volete leggere qualcosa mentre camminate, leggete i tabelloni con gli orari degli autobus: sono più salutari.

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