In questo mondo di iene (parte I)

Come ti schiaccio l’alter ego

le_iene

Qualche giorno fa discorrevo al telefono con uno scrittore mio amico che, prima ancora di essere il brillante autore di simpatici libelli sulla storia della musica, è un maestro organista di fama internazionale.
L’argomento al centro del nostro disquisire era il mondo di iene che circonda l’apparente castello dorato dell’arte.

Iene, sì, nel vero senso della parola. L’ho pensato quando lavoravo in teatro e lo penso oggi che lavoro nell’editoria. Nell’immaginario collettivo, tutto ciò che è espressione artistica dell’essere umano è posto su un piedistallo di candore (mentale) e di onestà (intellettuale). Chi produce arte, che sia un libro, un quadro, uno spettacolo teatrale o un concerto di musica classica, deve per forza essere una persona di cultura e quindi una creatura al di sopra di ogni bassezza.

E invece… con il cavolo.

A teatro, per esempio, l’invidia non corrode solo attori e prime donne, ma ci si scanna anche tra autori e drammaturghi.
Ricordo un Fringe di alcuni anni fa in cui un’autrice venne messa al palo dai suoi colleghi per aver osato presentarsi con un nik name. La compagnia teatrale era la stessa che aveva vinto l’anno prima ed era composta da attori veramente bravi, la regia però era stata pessima: aveva stravolto il testo, aveva stravolto il finale e del lavoro dell’autrice era rimasto poco. Eppure i  drammaturghi che facevano parte della giuria e che lei conosceva uno a uno – molti dei quali erano e sono ancora oggi suoi amici – non ci pensarono due volte a crocifiggerla. Semplicemente perché la tenutaria di quel nome non faceva parte della cerchia e quindi era qualcuno da abbattere senza pietà, senza neanche chiedersi se il testo era davvero l’imputato numero uno.

La tizia ero io e il testo – con un altro titolo – era già stato portato in scena con mille riscontri positivi perché, e ne sono tuttora convinta, era un lavoro molto valido. Eppure eccomi lì a subire in silenzio la cattiveria dei colleghi, in quanto il mio alter ego – benemerito sconosciuto e nato per questioni meramente tecniche – aveva osato proporre una pièce teatrale con la compagnia data per vincente.

Ma il mondo dell’editoria è diverso… penserete voi, appesi al filo della speranza. E ancora una volta, mio malgrado, sono costretta a rispondervi: con il cavolo.
Questa storia, però, ve la racconto nel prossimo articolo.
Continua

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