In questo mondo di iene (parte II)

Continua da In questo mondo di iene (parte I)

Editor vs Editor (parte I)

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Quella che vi sto per raccontare è storia* di pochi giorni fa.

Simona (Simo), una mia amica editor che conosco dai tempi dell’università, lavorava ininterrottamente da quasi due anni per una casa editrice medio/piccola che, essendo specializzata in un determinato settore, ha un buon volume di affari.
Simo ha sempre svolto il suo lavoro con competenza e precisione, spesso rinunciando ai fine settimana e perfino alle vacanze. Nel suo codice etico è inciso a chiare lettere che il lavoro di editing va affrontato con onestà intellettuale e non si fanno sconti a nessuno, neanche al capo. Ebbene, il capo in questione lavora anche lei nella casa editrice medio/piccola come editor, oltre che come traduttrice, ed è una tipa davvero poco empatica, dal mio punto di vista una nota di carattere inadatta a chi fa questo mestiere.

Per la casa editrice medio/piccola diretta dalla “editor poco empatica“, Simo editava e revisionava quasi unicamente testi stranieri tradotti. Un lavoro che normalmente è remunerato tre volte di più di quello che le veniva pagato, ma di questi tempi non si può guardare troppo per il sottile. Simo era quindi ben felice di editare i libri che la “editor poco empatica” le passava con l’ordine perentorio di farli letteralmente a pezzi. Raramente, infatti, il lavoro dei traduttori risulta eccellente – vuoi per mancanza di tempo, vuoi per mancanza di attitudine – e spesso bisogna intervenire sulle varie parti del testo per ottimizzarlo, ma in quella casa editrice si esagera un po’. Tuttavia le regole sono quelle e non si discutono.

Questa volta però le bozze erano solo da revisionare e non toccavano neanche a Simo, ma a un altro revisore che si era dato a gambe all’ultimo momento. Per cui Simo, che stava lavorando su un altro testo ancora, era stata costretta a interrompere l’editing in corso per dedicarsi alle nuove bozze che, in questo caso, erano state tradotte dalla “editor poco empatica” e editate da una “editor leccapiedi”.
Attenzione: questa “editor leccapiedi” è un personaggio secondario ma ha un ruolo chiave nella storia, perché a lei la “editor poco empatica” passa quasi tutte le sue traduzioni, in quanto sa che la “leccapiedi” non gli torcerebbe mai un capello, o meglio, una parola. Mica come le altre traduttrici che vengono regolarmente massacrate! Il capo non si tocca.

Comunque, andiamo avanti.

Quando Simo inizia a lavorare su questo libro – tra l’altro scritto da un americano in vena di polemiche – si trova di fronte a un ibrido: un libro mezzo carne (molto americano) e mezzo pesce (stravolto in molti punti nel vano tentativo d’“italianizzarlo” per renderlo appetibile al pubblico nostrano). Il buon senso forse avrebbe dovuto suggerire alla mia amica di fregarsene e lasciar correre. Le sarebbe bastato sistemare i vari refusi (chiamiamoli refusi, ma a casa mia si chiamano errori di ortografia e di sintassi, segno di un editing poco accurato e di scarsa conoscenza dell’italiano), e avrebbe portato a casa pelle e denaro.
E invece no.
Simo, che ha un carattere intransigente peggio del mio, non ha lasciato correre e ha fatto presente alla collega “poco empatica” che il libro così com’era, a suo avviso, non era pubblicabile. Ha esposto, commento su commento, tutte le pecche relative al contenuto che secondo lei dovevano essere rielaborate e ha proposto anche un nuovo titolo che avrebbe rispecchiato in maniera più onesta il contenuto del libro (poco italiano e molto americano), tanto per non prendere in giro i lettori. Cioè, ha agito come era solita fare con tutte le altre bozze che aveva fino ad allora editato e revisionato per quella particolare casa editrice, che ormai ammontavano a una quarantina.

Secondo voi, com’è andata a finire?
Continua…

*Storia raccontata con il consenso della protagonista. Simo è un nome di fantasia.

 

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