Editoria e Smart working: una realtà possibile

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Se c’è qualcuno che possa raccontarvi come si lavora in ambito editoriale da casa quella sono io, visto che pratico lo smart working da anni.

Uno spreco di tempi e di costi

Nel corso della mia vita non lunghissima, ho avuto modo di collaborare con molte realtà editoriali e posso dirvi che la maggior parte di esse ancora lavora su carta. Per cui vai a prendere le bozze, segna qua e là con la penna rossa, riscrivi a matita (e non ti lasciano neanche lo spazio per farlo per risparmiare sulla carta) e poi riporta indietro il tutto.

Sapete cosa significa questo in termini di tempo e di costi? Un botto… un botto per me che devo andare e tornare (e consumare litri di inchiostro rosso e matite à gogo), un botto per loro tra carta, ufficio, stampante, due/tre redattori sul campo che coordinano editor e revisori, luce, acqua, telefono, ecc.
Perché succede questo? Perché gli italiani non solo conoscono poco e male la lingua inglese, ma non sanno gestire le risorse digitali. Coloro che lavorano in ambito editoriale più di tutti.

Sono tutte scuse!

Ricordo che un paio di anni fa, alla fiera del libro di Roma, mi fermai a parlare con un editore di Firenze. La sua casa editrice non è di quelle piccolissime, diciamo che è una casa editrice medio-alta come può esserlo la E/O.

Ebbene, il direttore, un uomo piuttosto giovane direi, al di sotto della quarantina, è stato mezz’ora a perorare la necessità di lavorare sulle bozze cartacee. Perché sono più precise, perché è la tradizione, perché perché perché… e invece SONO TUTTE SCUSE! La verità è che queste persone, nel Venti Venti, l’Era del Coronavairus (perdonate la citazione dimaiana, ma non resisto), non sanno ancora usare le risorse digitali, primo fra tutti lo strumento Revisione di Word. E cosa fa la volpe quando non arriva all’uva? Dice che è rancida.

Lo Sherlock Holmes violentato

L’ultima agenzia di servizi editoriali con cui ho collaborato, ha provato per qualche mese a utilizzare Word per le revisioni. Risultato: una catastrofe.

Me ne resi tristemente conto un giorno in cui decisi di controllare la qualità dell’ultimo lavoro che avevo svolto per loro. Era la riedizione di uno Sherlock Holmes. La traduzione era pessima e l’editing anche. Addirittura, né la traduttrice né il primo editor si erano accorti che c’erano due enormi falle nella traduzione, per cui la trama era stravolta e il colpevole veniva fuori cento pagine prima. Io, usando Revisione di Word, avevo rimesso tutto a posto e avevo uniformato il testo secondo le norme della casa editrice in questione.

Attenzione: usare Revisione di Word non significa che lasciate fare le correzioni al programma… manco per niente! Il controllo dei contenuti con riscontro sull’originale in inglese lo dovete fare voi (perché voi sapete almeno leggere i testi in inglese, vero?), così come il controllo di refusi o altro lo fa sempre l’editor/revisore/correttore (questa è un’altra storia che poi vi racconterò). Lo strumento Revisione serve solo a tenere traccia delle modifiche e bisogna saperlo usare BENE. Insomma, dovete studiare, come faccio io tutti i giorni da quando avevo 5 anni.

Puntualizzato questo… ricordo di essere entrata alla Mondadori di piazza Cola di Rienzo, di aver aperto il libro e di essere quasi svenuta per l’orrore: chi si era occupato dell’impaginazione aveva sovrapposto le mie correzioni con il testo non corretto, per cui il libro in molti punti era diventato un guazzabuglio incomprensibile. Doyle credo si stia ancora rigirando nella tomba o starà baccaiando in inglese in qualche seduta spiritica.

Da quel momento in poi l’agenzia ritornò al vecchio sistema bozze cartacee, facendo comunque un gran casino pure con quelle.

Smart working e Covid-19

E dunque, cari editori ancora alle prese con la carta, vi assicuro che lo smart working funziona anche per voi. Sono anni ormai che lavoro sia con gli autori sia con le case editrici usando gli strumenti digitali (Word, Acrobat Reader, ecc.) con grandissimo successo e vantaggio per tutti. Purtroppo devo ammettere che quelle con cui collaboro in smart working sono solo case editrici del Nord Italia, dove evidentemente stanno un passo avanti con tutto, non solo con il Covid-19.

E vi posso dire una cosa dal profondo del cuore? In questo momento storico e con questa emergenza che ha travolto le nostre vite, NON AVETE PIÙ SCUSE!

2 risposte a "Editoria e Smart working: una realtà possibile"

  1. Finalmente qualcuno che descrive come stanno le cose. Il bello è che in certi casi, in altri settori, aleggia ancora il pregiudizio che se un dipendente lavora da casa non significa che si concentra di più, risparmia minimo due ore al giorno tra spostamenti e pause pranzo e quindi può finire prima la propria giornata lavorativa avendo più spazio per sé ed essere più motivato. No, in Italia chi lavora da casa cazzeggia tutto il giorno alle spese dell’azienda. I dipendenti devono rimanere rinchiusi nei loculi, in cattività a innervosirsi per gli effetti della convivenza forzata. La tristezza di un paese retrogrado.

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    1. Hai ragione Francesco, siamo molto indietro. Adesso poi con questa allerta nazionale sembra che lo smart working sia una via di salvezza, ma quando l’Italia tornerà alla normalità (speriamo presto) ricomincerà tutto come prima. È la smania di controllo che hanno le aziende sui loro dipendenti che non si riesce a scardinare.

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