I delatori da Covid-19 e la Colonna Infame

Storia della colonna infame

Appunti di scrittura emozionale

Rileggevo in questi giorni un classico della letteratura italiana che molti di voi, come me, avranno almeno sfiorato negli anni del liceo e che all’epoca avranno trovato barboso quanto una domenica di pioggia.

Ebbene, rileggerlo in questo periodo da coronavirus mi ha fatto riflettere profondamente, rafforzando quella che per me è una certezza da sempre: possono trascorrere i secoli, la tecnologia può fare passi da gigante, ma la natura umana non cambierà mai. Siamo cattivi dentro e tali restiamo finché morte non ci separi, nei secoli dei secoli, amen.

Immagino che almeno a grandi tratti la storia della Colonna Infame la conoscete più o meno tutti.
Location: Milano.
Prologo: peste nera del 1630.
Chi: Gian Giacomo Mora e Guglielmo Piazza.
Voice-over: Alessandro Manzoni.
Voice-off: milanesi impanicati e istituzioni che ieri come oggi, invece di seguire il buon senso, seguono gli umori insensati della folla.
Epilogo: una colonna eretta a perenne ricordo di quello che accade quando le persone e le istituzioni si coalizzano per trovare e ammazzare il capro espiatorio di turno (runner, bambini, vicino di casa che esce a buttare la spazzatura) il cui ruolo è quello di esorcizzare la paura della morte e, soprattutto, allontanare dalla mente dei cittadini il pensiero intelligente, ossia che non ci sono capri espiatori da inchiodare ma solo istituzioni incompetenti, oggi come allora, come sempre.

Cos’altro posso dire in chiusura? Meno male che la tortura in Italia è stata abolita così come la pena di morte (per il momento), ma è rimasto quel senso di rivalsa di uomo contro uomo che emerge nei grandi delatori da telefonino (ci sono perfino consistenti gruppi FB dove queste “care” persone riversano la loro rabbia e cattiveria represse che finalmente trovano uno sfogo con plauso) e nel beneplacito delle istituzioni (il Comune di Roma ha messo a disposizione per tali solerti personaggi un bel modulo con libretto d’istruzioni… quindi se tu caro vicino mi stai sul cazzo, ti denuncio e fattene una ragione). Umanità carogna come sempre.

Vi lascio qualche stralcio iniziale del libro per riflettere e l’indirizzo di Liber Liber dove poterlo scaricare gratuitamente (e chi può contribuisca alla buona causa della cultura condivisa acquistandolo per pochi centesimi su Amazon o iTunes).

Introduzione

Ai giudici che, in Milano, nel 1630, condannarono a supplizi atrocissimi alcuni accusati d’aver propagata la peste con certi ritrovati sciocchi non men che orribili, parve d’aver fatto una cosa talmente degna di memoria, che, nella sentenza medesima, dopo aver decretata, in aggiunta de’ supplizi, la demolizion della casa d’uno di quegli sventurati, decretaron di più, che in quello spazio s’innalzasse una colonna, la quale dovesse chiamarsi infame, con un’iscrizione che tramandasse ai posteri la notizia dell’attentato e della pena. E in ciò non s’ingannarono: quel giudizio fu veramente memorabile. […]

[…] c’è pericolo di formarsi una nozione del fatto, non solo dimezzata, ma falsa, prendendo per cagioni di esso l’ignoranza de’ tempi e la barbarie della giurisprudenza, e riguardandolo quasi come un avvenimento fatale e necessario; che sarebbe cavare un errore dannoso da dove si può avere un utile insegnamento. L’ignoranza in fisica può produrre degl’inconvenienti, ma non delle iniquità; e una cattiva istituzione non s’applica da sé. […]

[…] Noi, proponendo a lettori pazienti di fissar di nuovo lo sguardo sopra orrori già conosciuti, crediamo che non sarà senza un nuovo e non ignobile frutto, se lo sdegno e il ribrezzo che non si può non provarne ogni volta, si rivolgeranno anche, e principalmente, contro passioni che non si posson bandire, come falsi sistemi, né abolire, come cattive istituzioni, ma render meno potenti e meno funeste, col riconoscerle ne’ loro effetti, e detestarle. […]

Incipit

La mattina del 21 di giugno 1630, verso le quattro e mezzo, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgrazia, a una finestra d’un cavalcavia che allora c’era sul principio di via della Vetra de’ Cittadini, dalla parte che mette al corso di porta Ticinese (quasi dirimpetto alle colonne di san Lorenzo), vide venire un uomo con una cappa nera, e il cappello sugli occhi, e una carta in mano, sopra la quale, dice costei nella sua deposizione, metteva su le mani, che pareva che scrivesse. Le diede nell’occhio che, entrando nella strada, si fece appresso alla muraglia delle case, che è subito dopo voltato il cantone, e che a luogo a luogo tirava con le mani dietro al muro. All’hora, soggiunge, mi viene in pensiero se a caso fosse un poco uno de quelli che, a’ giorni passati, andavano ongendo le muraglie. Presa da un tal sospetto, passò in un’altra stanza, che guardava lungo la strada, per tener d’occhio lo sconosciuto, che s’avanzava in quella; et viddi, dice, che teneva toccato la detta muraglia con le mani. […]

Se la signora Caterina Rosa all’epoca avesse avuto un cellulare, prima di denunciarlo alle autorità competenti, avrebbe immortalato lo sconosciuto e lo avrebbe postato sui social a imperitura memoria. Cave canem.

 

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