2 tecniche per scavallare la pagina bianca e continuare a scrivere felici

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Sì, lo so. È complicato. Diciamo che va più o meno così.

SALOTTO DI CASA TUA / INTERNO ALBA
Piano medio. Tu seduto alla scrivania davanti al PC aperto. Hai il pigiama ancora addosso e una bottiglia di whisky mezza vuota tra le mani. Silenzio. Solo il ticchettio dell’orologio.
Fissi la pagina bianca e non hai nulla da dirle, come se foste due estranei capitati per caso sulla stessa scrivania. Un incontro al buio tra due amanti che non si sono piaciuti e adesso non sanno come congedarsi. Vorresti alzarti e andartene, ma continui a fissare lo schermo del PC, ciucciando whisky e tamburellando le dita sulla tastiera.
Primo piano. Il tic tac del pendolo è la tua Mnemosine. Rammenta a te e a tutta la casa che la notte è quasi terminata e avresti anche altro da fare, tipo andare a lavoro. Ma tu non ci stai. Nossignori. Hai atteso tanto quel momento e non puoi chiudere il tuo Word così, senza una parola.
Primissimo piano. Tu e le tue borse sotto gli occhi. Sbatti la bottiglia per terra e porti le mani al volto a soffocare un singhiozzo disperato. Al ticchettio dell’orologio si sovrappone una straziante musica di violino che proviene dalla strada.
La macchina da presa scivola alle tue spalle a inquadrare lo schermo del PC. Dalla pagina bianca escono due grandi mani che ti afferrano. Tu, preso alla sprovvista dall’orrore, riesci a emettere solo un urlo soffocato, mentre le mani ti trascinano all’interno dello schermo. L’inquadratura si sposta sulla chiazza di whisky sul pavimento circondata dai vetri rotti. Rumori di sottofondo, trambusto, ancora un grido soffocato. Silenzio.
Macchina da presa indietro in campo lungo, lentamente. I tuoi piedi, ormai inerti, spariscono all’interno del PC. Sulla scrivania resta una ciabatta. Dissolvenza. Nero. Fine.

Ma è veramente la fine?

orangeCerto che no! È solo l’inizio.

Non capita spesso di restare bloccati davanti alla pagina bianca, ma quando succede è piuttosto seccante. Se poi le ore diventano giorni e i giorni settimane, allora subentra il panico e la domanda si fa sempre più pressante: dove ho fallito?
La storia era lì ai tuoi piedi, non dovevi far altro che scriverla. Mettere nero su bianco tutto ciò che era già chiaro nella tua testa. E poi? Poi il nulla. Il vuoto cosmico. L’antro Coricio.

Come quando dai un esame all’università. Hai studiato, sei preparato ma alla prima domanda che ti viene posta resti imbambolato, con la testa vuota che annaspa alla ricerca di quel paragrafo o di quella immagine che non riesci a recuperare. Il professore ti guarda con il sopracciglio alzato cercando di decifrare la tua incertezza che, anche grazie al suo sopracciglio, presto scade nell’imbarazzo e poi nel panico. A quel punto opti per una ritirata strategica e vorresti congedarti, ma le gambe non rispondono ai comandi e la lingua sembra impacchettata tra il palato e le gengive.
Sarà il professore a toglierti dall’imbarazzo pregandoti di tornare la prossima volta, se è gentile, o scacciandoti come una vespa sul gelato se appartiene alla folta schiera degli stronzi.
Comunque vada, hai perso un’occasione.

Cosa è successo di preciso? Niente di grave. Ti sei semplicemente bloccato.

Nulla è irrecuperabile nella vita, a parte la vita stessa. (Harper Wotton)

Per quanto riguarda l’esame, lo sai meglio di me, basterà che ti presenti alla prossima sessione e tutto andrà per il meglio. Probabilmente eri solo stanco o con un calo di zuccheri in agguato. Oppure hai avuto tra i piedi una collega rompiscatole che prima di entrare ti ha ripetuto tutti i libri dalla A alla Z come ho fatto io anni fa con una mia amica che, più preparata di me al 100 per cento, davanti alla professoressa non riuscì ad aprire bocca, sfiancata dalla mia lunga sessione di preesame. Ne sento ancora il peso sulla coscienza. Scusami Beatrice!

Con il blocco da pagina bianca invece che si fa? Si mette in campo una strategia per riacchiappare l’ispirazione andata per i fatti suoi.

Se l’ispirazione esce dalla porta, falla rientrare dalla finestra. Se esce dalla finestra e la porta è bloccata, fai un buco sulla parete! (Harper Wotton)

Nel caso della scrittura (ma anche in molti altri casi) non serve starsene seduti ore e ore davanti a una pagina Word, enorme e bianca come le mutande di tua nonna.
Per ricominciare a scrivere devi iniziare a scrivere.
Lo so, sembra una banalità. Ma spesso le verità sono banali, quanto il male.

2 metodi per scavallare la pagina bianca

Probabilmente hai già fatto un giro per la rete e hai trovato tanti di quei consigli da riempire quattro volumi di Tecniche e strategie difensive in tema di pagina bianca.

Io te ne propongo un paio che ho messo a punto per me stessa. Cosa credi? Anche a me capita di starmene seduta davanti al computer con una mosca che gira a vuoto nella testa.

Uno delle mie tecniche preferite, ideata, sperimentata e messa a punto dalla sottoscritta, l’ho battezzata Tattica della Relazione e si basa su un sistema di depistaggio. Un po’ come in guerra. Hai il nemico appostato dall’altra parte della collina che continua a spararti addosso impedendoti di avanzare: distrailo, così potrai aggirarlo e prenderlo alle spalle. Il problema è che, in questo caso, il nemico da distrarre sei tu.

1) Tattica della Relazione

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Per chi non è molto addentro all’Arte Moderna (che, perlomeno all’università, va dal Quattrocento al Settecento; poi diventa Arte Contemporanea), la maggior parte dei pittori aveva dei modelli in carne e ossa a cui ispirarsi. Oltre ai vedutisti e ai naturamortisti, anche tutti gli altri, dai fiamminghi a Michelangelo, da Caravaggio agli Impressionisti e oltre, utilizzavano dei modelli. Quindi, che c’entra con la Tattica della Relazione tutto questo?

C’entra moltissimo.

Invece di disperarti per ore cercando di spremere il limone della tua ispirazione, prendi un qualsiasi elemento vivente o inanimato che hai in casa e focalizzati su di lui. Il cane, il gatto, tuo fratello, i tuoi figli, la cesta della frutta, la tua libreria… quello che ti pare: sarà il tuo Soggetto Totem. Osservalo con attenzione e poi inizia a descriverlo come se dovessi buttare giù una relazione all’impronta per il tuo capo o il tuo professore (quello col sopracciglio alzato) o la persona più autorevole che tu conosca. Pensare a un committente autorevole ti spingerà a trovare una motivazione forte. Come dico sempre, l’affermazione molto bohémien “Ah, io scrivo solo per me stesso” è una bufala colossale a cui non crede nessuno, neanche tu. Tutti scrivono per essere letti da qualcuno e il resto sono stronzate che ci raccontiamo per paura di essere giudicati. Ma di questo ne riparleremo.
Torniamo al nostro Totem.
Descrivi i suoi colori, i movimenti o l’immobilità, la posizione, ecc. Tutto ciò che appartiene al soggetto che stai raccontando. Poi allarga la visuale all’ambiente in cui il Totem è inserito e descrivine l’atmosfera, se è giorno, se è notte, gli odori, i rumori e tutto quello che ti viene in mente. Vedrai che, spostando l’attenzione dal “tuo racconto o romanzo” e puntandola momentaneamente su qualcosa di totalmente differente, le parole ricominceranno a fluire. E poi, chissà? Alla fine scopri che stai scrivendo un capolavoro e continui a lavorare su quello, mettendo il resto in un cassetto.
Bisogna imparare a fregare se stessi, ogni tanto. E magari a prendersi anche meno sul serio.

L’altra tecnica potrei chiamarla della Lista della Spesa.

Scrivere è il 90 per cento di me. L’altro 10 per cento è aspettare di scrivere. (Charles Bukowski)

2) Lista della Spesa

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In pratica devi scrivere una scaletta.

Apri una pagina nuova sul tuo Word, o prendi un foglio di carta immacolato, e comincia a scrivere tutto ciò che ti viene in mente e che ha un’attinenza con il tuo racconto/romanzo su cui ti sei bloccato. Fai soprattutto un elenco delle parole chiave, tipo:

Fiori
Verdeazzurro
Aria fresca
Giugno
Marciapiede
Furgone
Cappello

In questo esempio è racchiuso un incipit famoso, che immagino tu conosca senza che sia io a rivelartelo.

tobecontinuedHo usato questa tecnica qualche giorno fa, mentre buttavo giù i testi per degli storytelling che mi erano stati richiesti con urgenza. Ho focalizzato in una colonna tutte le parole chiave che potevano servirmi; in un’altra ho inserito tutte le frasi che mi venivano in mente e che potevano fare da cerniera tra le parole chiave e l’argomento che stavo trattando. In meno di mezza giornata sono riuscita a scrivere 5 pagine di contenuti mirati e con la giusta dose di creatività.
Questo metodo è molto utile quando si hanno tante scene in testa ma ancora un po’ confuse, e il caos può diventare un forte motivo di blocco. Focalizzare le parole chiave ti aiuta a diradare la nebbia e a riprendere senza troppe perdite di tempo le fila del discorso. Inoltre sia la Lista della Spesa sia la Tecnica della Relazione, sono efficacissime per stimolare la creatività.
I blocchi spesso derivano dalla gabbia in cui involontariamente ci chiudiamo mentre siamo alle prese con la prima stesura di un testo creativo. La scrittura, come la vita, ha infinite possibilità e la fantasia corre veloce soltanto se ci emancipiamo da qualsiasi vincolo mentale.
Verrà il tempo dei tagli e dei ritagli, ma nella fase iniziale della scrittura è importante che lasci la tua mente libera di esplorare nuovi mondi.

4 risposte a "2 tecniche per scavallare la pagina bianca e continuare a scrivere felici"

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