Editori No EAP, duelli e pesci rossi

Editori No EAP, duelli e pesci rossi

Qualche tempo fa mi sono letteralmente e letterariamente scontrata (visto che il duello è avvenuto per e-mail) con un editore. Un piccolo editore di una bella regione d’Italia di cui, naturalmente, non farò il nome, anche perché non è importante.
Ciò che importa è il motivo dello scontro, che è anche il motivo e la conseguenza di questo articolo, il cui sottotitolo potrebbe essere:

Come molti editori No EAP non sono affatto No EAP (e anche un po’ arroganti).

Cominciamo col dire che più della metà delle case editrici No EAP si rivelano fasulle. Infatti, se andate a ravanare per bene nelle pagine dei loro siti, scoprirete che sì, la pubblicazione è gratuita, ma sicuramente il vostro libro avrà bisogno di un bell’editing con correzione annessa che, quasi sempre, si paga profumatamente. Succede come con gli acquisti online. A te serve una lampadina ma dovresti comprarla con tutto il lampadario, perché la spedizione è gratuita dai 150 euro in su. E grazie!
Poi vai a capire se l’editing è veramente necessario o basterebbe una revisione accurata. Comunque, andrebbe anche bene se l’editore, onestamente, accettasse i manoscritti già editati da professionisti seri come prodotto semilavorato invece di questionare in maniera improbabile con l’editor, come è successo a me.

L’antefatto <*))><

— C’era una volta….
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
— No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta uno SCRITTORE.

Questo SCRITTORE si era rivolto a me circa un anno fa perché lo affiancassi nella stesura del suo romanzo. Se qualcuno di voi ancora non ha letto Chi non sono è il momento che lo faccia, così capisce che io non sono di quegli editor disperati che raccattano tutto ciò che arriva nelle cartelle della loro posta elettronica.
Io faccio una cernita molto scrupolosa e accetto solo i lavori che ritengo validi e con un futuro davanti. Di solito, non più di uno o due l’anno. Anche perché il lavoro principale lo svolgo per le case editrici e non avrei neanche il tempo per occuparmene. D’atro canto, questo mi permette di fare un ottimo lavoro senza chiedere cifre assurde agli autori che si rivolgono a me.

Il romanzo in questione rientrava nei miei standard e aveva solo bisogno di essere editato. Cosa che si fa normalmente anche in casa editrice. E si fa persino con i libri tradotti, che spesso a monte hanno un editing frallocco o fatto con i piedi. Inoltre, l’autore aveva bisogno di un writer coach, una persona che lo incoraggiasse e non gli fasesse perdere l’entusiasmo per ciò che stava scrivendo, che è il perno intorno cui ruota il mestiere di un editor freelance. Io, al contrario degli editor prezzolati dall’azienda editoria che si ritrovano pile di manoscritti da evadere velocemente per pochi centesimi al giorno, quando decido di accettare un autore, stabilisco con lui una cifra forfait e inizio a prendermene cura, affiancandolo per tutto il tempo necessario a trasformare il suo testo in un libro. A volte il lavoro dura anche molti mesi.

Ci abbiamo lavorato per un anno e ne è risultato un prodotto pregevole e anche ben confezionato. L’autore è una persona molto scrupolosa, cosa che apprezzo in chi scrive. Durante questa assidua frequentazione, abbiamo stabilito anche un bel rapporto interpersonale, fatto di stima e di fiducia reciproche.

Il romanzo, già all’inizio della storia, aveva un editore interessato: un editore piccolo, ma competente e onesto, ottimo per un esordiente. Qual è stato il problema allora? Il problema si chiama Covid-19. In pochi mesi gli editori meno attrezzati finanziariamente, si sono visto chiudere tutti i reparti della filiera a cominciare dalla distribuzione, e quindi hanno visto diminuire drasticamente gli introiti che gli permettono di andare avanti. Il piccolo editore era tra questi. Per cui, quando il mio autore ha inviato il suo manoscritto finito, la casa editrice è stata costretta a fare un passo indietro e a prendersi del tempo ulteriore per la pubblicazione.
A questo punto mi sono sentita in dovere di aiutare l’autore in forma amichevole (forma amichevole = azione concreta che sia effetto e dimostrazione di stima, a prestazione gratuita e disinteressata) di contattare un’altra casa editrice per sondare il terreno.
È qui che subentra il secondo editore, quello del duello.

Quello del duello

Mi metto alla ricerca di una casa editrice adatta che abbia in catalogo il genere trattato nel romanzo e sia siglata No EAP. La trovo e provo a telefonare, ma il telefono squilla a vuoto. Allora mi do un’ultima possibilità tramite e-mail. Recupero l’indirizzo elettronico dell’editore e gli scrivo.

Boom!

Peccato che, per motivi di privacy, non posso pubblicare le varie email che ci siamo scambiati, ma la sequenza è stata questa:

Fase 1) Scrivo direttamente all’editore, spiegandogli con garbo che il libro in questione è stato in fase di editing con affiancamento per quasi un anno e che le bozze editate e corrette sono pronte per un’attenta valutazione. Invio prefazione e sinossi del libro e chiedo gentilmente se mi può far sapere che disponibilità c’è da parte della casa editrice e i tempi di lettura. Non gli dico, naturalmente, che la storia è stata opzionata da un regista e che c’è già un produttore pronto a finanziarla. Questo è un segreto… sssstttt.

Fase 2) L’editore mi risponde tre secondi dopo entusiasta che sì, potrebbe essere interessato, che i tempi di lettura sono di almeno 6 mesi e che devo fargli scrivere direttamente dall’autore perché dovranno parlare dell’editing da fare.

Excuse moi… non ho capito bene.

Perché tu, editore No EAP, vuoi parlare con l’autore dell’editing di un libro che neanche hai letto, quando ti ho spiegato a chiarissime lettere che il libro è già stato editato? E perché vuoi che a scriverti sia direttamente l’autore, quando è stato l’autore a darmi l’incarico di contattarti?
Perché così sbatti fuori l’editor che lo segue (e lo consiglia), ossia me, lasciando l’autore in balia del tuo presunto noeappismo. Senza nemmeno prenderti la briga di appurare cosa ci sia dentro al testo e, soprattutto, chi ci sia dietro l’e-mail, dando per scontato che sia l’editor sia l’autore siano due mentecatti tristanzuoli.

Fase 3) Dopo essermi consultata con l’autore, che è sempre colui che ha l’ultima parola, rispondo all’editore No EAP ringraziandolo e spiegandogli che l’autore non può aspettare un tempo così lungo, anche perché c’è già un’altra casa editrice interessata (cosa assolutamente vera) e comunque il testo non è buttato a mare come un pesce rosso qualsiasi. È un testo scritto e editato con cura, che lui ci creda o no. Quindi, a questo punto, preferiamo aspettare i tempi della prima casa editrice che saranno comunque più brevi dei 6 mesi pronosticati da lui. Ringrazio, saluto e firmo.

Fase 4) L’editore No EAP, vedendosi togliere l’osso dalla bocca (ossia lo scrittore da spennare con fantomatici editing) si è innervosito e mi ha riscritto una mail infuocata in cui mi dava praticamente della millantatrice incompetente. I canali di controllo della rabbia e della frustrazione in alcune persone funzionano veramente, veramente male. Mi saluta seccato e non si firma.

La fase 5 è scandita dalla mia e-mail di risposta, non meno infuocata di quella dell’editore, ma sicuramente più lucida e tagliente, com’è nel mio stile. Perché signori, quando sai come usarla, ne uccide più la penna che la spada, come scrisse Edward Bulwer-Lytton nel suo Richelieu e come dimostrò ampiamente il Cyrano di Rostand, prima che Verdone trasformasse la penna in mano e la mettesse in bocca a Mario Brega.

Le somme di tutta questa storia di duelli, cani, ossi e pesci rossi tiratele voi.

Nel frattempo il libro è stato pubblicato da una casa editrice non a pagamento e molto letto, in barba a tutti gli editori “mi sento questo cavolo” d’Italia e del mondo.

Io a scanso di equivoci e a futura memoria di qualunque editore sedicente No EAP che abbia la fortuna (o la sfortuna) di passare di qua, lascio un piccolo riepilogo delle mie competenze. Cordiali saluti.

Chi sono

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Editing e case editrici

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