25 novembre e la violenza che non ti aspetti

C’è una violenza manifesta che è quella delle botte prese in faccia, sul corpo, ovunque. È la violenza che ammazza e che ci fa leggere quasi ogni giorno sui giornali “donna uccisa dal suo compagno… dal suo fidanzato… da suo marito”. Io me ne ero accorta già 15 anni fa di questa “ammazzatina” silenziosa, per dirla alla Camilleri, che distrugge la vita delle donne e dei loro figli e ogni volta crea uno strappo al cuore. Poi un giorno sento una notizia data di sfuggita alla radio che annuncia la morte di una donna per mano di suo marito carabiniere. Quella donna la conoscevo bene, aveva una decina di anni più di me ed era la figlia di vicini di casa. E lì mi è montata la rabbia e, con la rabbia, il desiderio di raccontare.

In accordo con i ragazzi della mia compagnia abbiamo portato in scena L’ultima notte di nozze. Per una settimana il piccolo palcoscenico del Teatro dei Contrari è diventato la camera da letto in cui si consumavano le ultime ore di vita di Anna, la donna simbolo di tutte le donne violate e uccise da chi giura di amarle. Un pugno nello stomaco… questo volevo che fosse il mio lavoro. E siccome all’epoca ancora quasi nessuno ne parlava, con l’aiuto dell’ufficio stampa organizzammo anche un piccolo convegno sull’argomento a cui parteciparono psicologi, forze dell’ordine e giornalisti… tutti già schierati contro questo male profondo che è da sempre radicato nella società degli uomini e che solo negli ultimi anni è stato finalmente stigmatizzato e messo al bando. Dopo L’ultima notte di nozze hanno iniziato a fioccare iniziative contro la violenza sulle donne e programmi televisivi ad hoc, segno che l’onda che mi aveva investita, era un’onda potente e condivisa.

Oggi, e con la stessa rabbia, voglio parlare di un’altra “ammazzatina silenziosa”, quella emotiva perpetrata non solo tra le mura di casa, ma su tutti i mass media e in televisione. Un’ammazzatina subdola e nascosta che coinvolge le donne più grandi, le cinquantenni e oltre, che smessi troppo presto il collant velato e i tacchi a spillo, vengono utilizzate per pubblicizzare pannoloni, cateteri & Co.

Le donne nascono principesse, crescono ribelli e muoiono guerriere. S.C.

Ecco allora una bella cinquantenne alle prese con l’ascensore che ammicca al suo pannolone nascosto sotto il voile viola della gonna. Una sessantenne si guarda nello specchio esibendo “spudoratamente” il suo reggipannolone a mutandina e sorridendo soddisfatta, mentre un nutrito gruppo di cinquanta-sessantenni con le loro “belle” mutandone pannalonate si sfregano con un mugolio voglioso e discinto su divani, letti e cuscini. Non solo. La nota marca di assorbenti che ha lanciato queste orribili campagne antidonna mette in campo registi affermati e consenzienti così come blogger e influencer compiacenti, facendo passare l’ennesimo abuso sul corpo delle donne per una battaglia per la libertà. Ma quali donne e quale libertà? Le donne over cinquanta, cari i miei pubblicitari – di certo uomini microcefali al di sotto dei quaranta – non si pisciano addosso come delle neonate. Questo succede se hai una malattia invalidante e degenerativa. Succede alle donne – e agli uomini – che soffrono di disturbi come Alzheimer, Sclerosi, Parkinson e succede a uno stadio avanzato della malattia, non succede a cinquanta, sessanta o perfino ottant’anni se si è sane, in forma e attive come la maggior parte delle over del XXI secolo.

Lo so che questo vi rode perché le ultracinquantenni sono un bel bacino di utenza per le vostre miserabili tasche, ma non ci avrete. La verità è che le donne in premenopausa e in menopausa si liberano felicemente e una volta per tutte dei vostri maledetti e costosissimi assorbenti e vivono finalmente senza quel pezzo di cotone tra le gambe.

Donne non si nasce: si diventa. Simone de Beauvoir

Quindi care le mie Tena Lady e compagnia bella, io vi dico solo una cosa: vergognatevi.

Vergognatevi perché questo costringere le donne sopra la quarantina nella casella delle piscialetto come se fosse una cosa normale e diffusa, così che qualsiasi uomo possa entrare in un ascensore pensando che accanto a lui c’è una tizia che se la sta facendo addosso o qualsiasi compagno sentirsi autorizzato a pensare alla propria donna come alla nonna che non ha mai conosciuto… be’ questa è violenza emotiva perpetrata contro le donne ed è da denuncia #MeToo in tutto e per tutto.

E voi donne di qualsiasi età ribellatevi, anche a trent’anni, anche a venti, perché i cinquanta arrivano prima o poi e vi assicuro che capiterà anche a voi di entrare in ascensore e vedere i ragazzi che si scansano e lo sguardo degli uomini che vi attraversa perché a quarant’anni e oltre i mass media e il silenzio complice della società dei consumi hanno decretato che una volta che avete smesso di essere una incubatrice con le gambe, siete capaci solo di pisciarvi sotto.

#MeToo #meetoo #violenzaemotiva #pubblicitàingannevole

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