Chi sono

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Donna per nascita, essere umano per formazione, scrittrice per incoscienza
editor per professione

Scrivere, come tutti gli atti creativi, è un atto d’incoscienza e anche un atto d’innocenza. Pensare di poter vivere di sola “scrittura” equivale a credere di poter attraversare la Manica a nuoto o fare il triplo salto mortale da cinquanta metri di altezza senza rete. Eppure si può. In che modo? Lavorando sodo.
L’impegno, la costanza e lo studio saranno la vostra rete.

Del resto, come avviene in tutte le discipline, se si è determinati, talentosi e con una buona tecnica, si ha una qualche possibilità di riuscita, altrimenti ci si abbatterà al suolo o si affogherà. Posso dire che gli stessi princìpi valgono per chi, come me, ha scelto di mettere la propria esperienza e le proprie conoscenze al servizio di coloro che vogliono tentare a nuoto questa benedetta traversata o, secondo i gusti, il triplo salto mortale dall’ultimo piano di un grattacielo.

Dopo un percorso di studi lungo e impegnativo, dopo aver fatto tanta gavetta come sceneggiatrice nel cinema e soprattutto nel teatro, da più di dieci anni mi dedico alla scrittura in tutte le sue forme. Oltre a seguire gli autori in privato, collaboro con due agenzie di servizi editoriali di Roma – correzione di bozze, revisione testi e copy editing – e lavoro come curatrice editoriale per alcune case editrici italiane specializzate in horror/fantasy, in self-help e storia della musica.
Da molti anni organizzo salotti letterari e corsi di scrittura creativa, curo una rubrica su una rivista di cultura e spettacolo, ottimizzo i contenuti digitali per T-easy Web.
Infine, miglioro la comunicazione scritta e orale di aziende, grandi e piccole.

Che altro? Sono caparbia, pignola, precisa e a detta di chi mi conosce “non le mando a dire”. Per questo c’è chi mi ama (molto) e chi mi odia (profondamente). Ma conviene amarmi.

Questo è tutto e niente al tempo stesso. Per sapere davvero chi sono, cosa faccio e – soprattutto – come lavoro, dovete prima conoscermi. Il resto sono chiacchiere, aria fritta, nuvole di biacca su un cielo di cartone e… qui mi fermo perché, come direbbe Montesquieu, «quando un discorso manca di profondità, si ricorre alla lunghezza».

D.A.